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    Una seconda vita per gli elettrodomestici

    Diadmin

    Ago 8, 2022

    La sensazione che proviamo negli ultimi vent’anni è che gli elettrodomestici ed in generale qualsiasi prodotto elettronico non sia più fatto per durare, ma che piuttosto la vita media di questi elementi sia scesa enormemente.

    Questa considerazione è estremamente soggettiva, ma nasconde un fondo di verità che non può essere messo in secondo piano. Notiamo infatti che il prezzo di moltissimi elettrodomestici è sceso moltissimo, tanto che è possibile acquistare un buon prodotto senza spendere cifre troppo elevate. Allo stesso tempo, però, questo vantaggio è accompagnato da una grande limitazione riguardo la durata che questi prodotti avranno.

    Danni e riparazione

    Ciò che più caratterizza la maggior parte dei problemi non è tanto la rottura di componenti indispensabili, quanto piccoli malfunzionamenti che però richiederebbero costi di sostituzione e manodopera talmente alti da giustificare l’acquisti di nuovi prodotti. Questa è una strategia di marketing molto consumistica, che porta, di conseguenza, ad un aumento degli sprechi e dell’inquinamento davvero consistente.

    Molti centri di riparazione non hanno le autorizzazioni sufficienti per sistemare guasti alla centralina o alla scheda madre, con possibilità limitate anche su pezzi meccanici di vario tipo. Allo stesso tempo l’assemblaggio dei prodotti è fatto in modo tale da rendere costoso e dispendioso qualsiasi intervento.

    C’è anche un ulteriore fattore relativo alla minore qualità dei materiali (da qui parte del risparmio sui costi d’acquisto), che si riflette sulla durabilità. Linee produttive con meno controllo qualità e poca attenzione ai dettagli risultano in un evidente calo nella vita media di molti elettrodomestici.

    E il danno ambientale?

    Il problema non è solamente per le nostre tasche, ma, come qualsiasi spreco, a pagarne un caro prezzo è anche il nostro pianeta. L’eccessivo sfruttamento di risorse per produrre continuamente nuovi elettrodomestici per sostituire i vecchi alimenta un sistema consumistico che non fa altro che danneggiare gli ecosistemi e sottrarre risorse alla Terra.

    Il risultato è un aumento dell’inquinamento dovuto a produzione, trasporto e infine smaltimento di questi prodotti, che non sempre avviene in modo efficiente. Non è comune trovare frigoriferi e lavatrici abbandonati in fosse o ai lati della strada, nascosti nel limitare dei boschi o in generale lasciati all’incuria e alla degradazione del tempo.

    Prodotti di questo tipo non sono soltanto rottami metallici che lentamente arrugginiranno fino ad essere dispersi nel terreno, ma contengono anche sostanze tossiche che andranno ad inquinare le falde acquifere ed i terreni in cui sono stati abbandonati. Tra queste sostanze troviamo liquidi di raffreddamento, vernici, componenti elettroniche e batterie.

    Si può dare una seconda vita?

    La corretta raccolta ed un efficiente smaltimento degli elettrodomestici come rifiuti speciali consente di dare una vera e propria seconda vita ad essi.
    In generale ci riferiamo a componentistica perlopiù metallica, che può essere fusa e recuperata al 100% senza grandi sprechi di energia. Lo stesso si applica alle batterie e alle schede madri, che richiedono però processi un po’ più complessi e dispendiosi, ma comunque necessari e fatti con generale facilità.

    Un’azienda che si occupa del recupero di rottami ferrosi, schede madri e moltissimi altri materiali classificati come rifiuti speciali è Nevolarottami.it, con lo scopo di dare una nuova vita a questi componenti altrimenti sprecati. Un altro aiuto importante è dato da ormai moltissime catene di rivenditori che hanno proposto un programma di ritiro dell’usato e rottamazione, spesso in cambio di scontistiche importanti dando indietro vecchi elettrodomestici.

    Questo perché il recupero dei materiali è molto conveniente, anche se da prodotti non più funzionanti. Alcuni pezzi di ricambio meccanici possono essere reimmessi nel mercato, mentre il resto viene smaltito e riciclato mantenendo il proprio valore come materiale grezzo.
    Ciò crea un ciclo che, seppur troppo sbilanciato verso il consumo, va a diminuire almeno l’impatto ambientale che ne deriva.