Nel finale di Perrault il lupo divora sia Cappuccetto Rosso sia la nonna e nessuno arriva a salvarle; nella versione dei Grimm, invece, il cacciatore apre la pancia del lupo e le libera. La storia di Cappuccetto Rosso che conosciamo deriva quindi da racconti orali e riscritture diverse: Perrault ne fa un avvertimento senza rimedio, mentre i Grimm costruiscono una vicenda di salvezza, apprendimento e punizione del lupo.
La storia di Cappuccetto Rosso nel finale oggi più familiare
Chi ricorda soprattutto il cacciatore, la liberazione della bambina e la punizione del lupo sta ricordando la linea narrativa dei fratelli Grimm. Quel finale è diventato tanto familiare da sembrare parte inevitabile della fiaba, ma nella prima versione letteraria generalmente citata, quella di Charles Perrault, il soccorritore non compare.
La differenza cambia la funzione dell’intero racconto. Se arriva un adulto armato e ripara il danno, l’errore della protagonista può essere superato. Se il soccorso manca, l’incontro con il lupo conduce invece a una fine definitiva e la storia agisce come un avvertimento severo.
Anche la punizione modifica il ruolo del nemico. Il lupo di Perrault ottiene ciò che vuole e resta impunito; quello dei Grimm viene sconfitto e sottoposto a una pena concreta. Nel passaggio da un finale all’altro, Cappuccetto Rosso smette di essere soltanto la vittima di un inganno irreversibile e diventa una bambina che può sopravvivere, ricordare l’errore e affrontare un nuovo pericolo.
È il finale a determinare la funzione della fiaba. Il colore del cappuccio, il bosco e il travestimento danno riconoscibilità al racconto, ma sono il salvataggio e ciò che accade dopo a stabilire se il lettore riceve una minaccia senza rimedio oppure una storia di recupero.
Nei Grimm il cacciatore trasforma la sconfitta in salvezza
Nella versione dei Grimm il cacciatore entra nella casa, trova il lupo addormentato e ne apre la pancia. La nonna e Cappuccetto Rosso escono vive. Questa soluzione riprende il motivo fiabesco della liberazione da un animale che ha inghiottito le proprie vittime: ciò che sembrava definitivo viene annullato attraverso un intervento esterno.
Il cacciatore svolge più funzioni. Riconosce il pericolo, usa la forza contro il predatore e ristabilisce l’ordine. Cappuccetto Rosso, però, non rimane estranea alla punizione: la sequenza comprende il riempimento della pancia del lupo con pietre. La bambina liberata partecipa così alla conclusione della vicenda, invece di limitarsi a ricevere il soccorso.
Il personaggio potrebbe avere un precedente nella pièce Vita e morte di Cappuccetto Rosso di Ludwig Tieck, pubblicata nel 1800, dove viene accolto come salvatore e liberatore. L’ipotesi indica una possibile strada letteraria attraverso cui il soccorritore sarebbe entrato nel racconto; da sola, però, non stabilisce con certezza come i Grimm abbiano elaborato la loro versione.
Un altro elemento spesso omesso nelle riduzioni moderne è la continuazione con un secondo lupo. Cappuccetto Rosso incontra nuovamente il pericolo, ma questa volta non ripete il comportamento che l’aveva esposta all’inganno. Lei e la nonna preparano una trappola e il nuovo aggressore viene sconfitto; nella sequenza compare ancora il motivo delle pietre usate contro il lupo.
Questa continuazione modifica ulteriormente il senso della fiaba. Il primo salvataggio dipende dal cacciatore; nel nuovo episodio, invece, la bambina e la nonna sanno già con chi hanno a che fare e reagiscono. Il pericolo ritorna, ma l’esperienza ha lasciato una competenza pratica. Per questo la redazione dei Grimm non è soltanto il finale tragico di Perrault corretto con un lieto fine: aggiunge una prova successiva, nella quale le due protagoniste applicano ciò che hanno imparato.
Perrault chiude il racconto senza soccorso
Le Petit Chaperon rouge di Charles Perrault è generalmente indicata come la prima versione letteraria della fiaba. Letteraria, in questo caso, vuol dire fissata in un testo attribuito a un autore: non equivale a dire che Perrault abbia inventato da zero la storia o che prima di lui circolasse un’unica forma orale.
Nel suo racconto il lupo mangia la nonna, inganna Cappuccetto Rosso e divora anche lei. Non arriva un cacciatore, la pancia dell’animale non viene aperta e le vittime non tornano in vita. Il punto terminale è l’azione del predatore.
Perrault accompagna il racconto con una morale rivolta ai bambini e, in modo particolare, alle giovani donne. L’avvertimento riguarda gli sconosciuti e comprende i cosiddetti lupi gentili: uomini apparentemente miti, cortesi e servizievoli, proprio per questo considerati più insidiosi. Il lupo funziona dunque anche come figura umana, non solo come animale del bosco.
Quella morale appartiene alla redazione di Perrault. Trasformarla nel significato universale di Cappuccetto Rosso cancellerebbe sia le varianti orali sia l’intervento dei Grimm, dove la protagonista sopravvive e reagisce. Il testo francese usa la fine irreparabile per rendere netto l’avvertimento; i Grimm conservano l’inganno, ma ne modificano le conseguenze.
La tradizione orale non segue una linea unica
Prima della forma scritta, le fiabe circolavano attraverso la voce. Ogni narratore poteva conservare alcuni elementi, eliminarne altri oppure adattare personaggi e finale al proprio pubblico. Non esisteva quindi un testo fermo da copiare parola per parola, ma una famiglia di racconti riconoscibili e variabili.
La sequenza più comoda da ricordare — racconto popolare, Perrault, Grimm — è utile come cronologia delle versioni più note, ma diventa fuorviante se viene interpretata come una catena unica. Perrault seleziona e organizza motivi narrativi già circolanti; i Grimm raccolgono e riscrivono a loro volta una storia che aveva attraversato ambienti e tradizioni differenti.
Gli studi di Yvonne Verdier hanno segnalato varianti orali francesi e del Tirolo italiano considerate indipendenti sia dalla redazione di Perrault sia da quella dei Grimm. Il loro rilievo sta nella diramazione che rendono visibile: accanto ai testi diventati celebri continuavano a circolare racconti che non erano semplici copie deformate dei due modelli letterari.
Per questo termini come versione originale o finale autentico vanno usati con cautela. Si può identificare il finale scritto da Perrault oppure quello incluso dai Grimm, perché sono testi determinati; è molto più difficile ridurre una tradizione orale mobile a un solo capostipite ricostruibile con sicurezza.
La permanenza di Cappuccetto Rosso nella raccolta dei Grimm è significativa anche perché altre fiabe francesi, tra cui Barbablù e Il gatto con gli stivali, furono eliminate dalla seconda edizione. Il racconto della bambina e del lupo rimase, segno che era stato inserito in una forma ritenuta compatibile con il progetto della raccolta, pur avendo legami evidenti con la tradizione francese.
Le interpretazioni politiche e il significato del cappuccio rosso
I fratelli Grimm erano legati all’Assia-Kassel, territorio incorporato nel regno di Westfalia governato da Gerolamo Bonaparte dal 1807 al 1813, prima della restaurazione del langraviato. Su questo sfondo, Classicult riporta una lettura politica nella quale il lupo rappresenterebbe il dominio francese, mentre il cacciatore assumerebbe il ruolo di liberatore e vendicatore nazionale.
Un’interpretazione vicina associa il lupo al caos rivoluzionario e il cappuccio al cappello frigio e ai giacobini francesi. Sono chiavi critiche applicate al testo, non intenzioni dichiarate e certe degli autori. Per sostenerle come spiegazione storica definitiva servirebbero testimonianze dirette sulla composizione della fiaba.
Anche il rosso ha ricevuto letture religiose e sociali. È stato collegato al vestito battesimale e a consuetudini nelle quali il battesimo poteva avvenire durante l’adolescenza. Nei racconti, però, l’età di Cappuccetto Rosso non viene indicata: descriverla con una cifra precisa significa aggiungere al testo un’informazione che il testo non dà.
Queste ipotesi possono illuminare il contesto in cui una versione è stata letta o riscritta. Restano subordinate ai dati narrativi verificabili: Perrault elimina ogni possibilità di salvezza, i Grimm introducono il cacciatore e la protagonista affronta poi un altro lupo con maggiore consapevolezza.
Cosa rimane e cosa cambia tra racconto orale, Perrault e Grimm
| Versione | Cosa rimane | Cosa cambia e perché potrebbe cambiare |
|---|---|---|
| Varianti orali | Una giovane protagonista, il lupo, l’inganno e il pericolo | Dettagli e finali mutano con narratori, luoghi e destinatari; alcune tradizioni seguono percorsi indipendenti |
| Perrault | Il viaggio, l’incontro e l’inganno del lupo | La morte resta definitiva e sostiene un avvertimento rivolto anche alle giovani donne |
| Grimm | Il lupo divora la nonna e Cappuccetto Rosso | Il cacciatore libera le vittime e punisce il predatore, trasformando la fine in recupero |
| Continuazione dei Grimm | Il pericolo rappresentato da un altro lupo | Bambina e nonna reagiscono con esperienza, facendo della ripetizione una prova superata |
| Riletture successive | I personaggi e le immagini più riconoscibili | Ogni riscrittura può privilegiare paura, prudenza, salvezza o autonomia della protagonista |
Ridurre tutte queste forme a una sola morale fa sparire proprio ciò che distingue la storia: Perrault avverte attraverso una perdita definitiva, i Grimm consentono il recupero e le varianti orali impediscono di dichiarare assoluta una delle due redazioni. Se tali differenze vengono omesse, il cacciatore sembra originario e il lieto fine appare inevitabile, mentre entrambi appartengono a una trasformazione precisa del racconto.
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