Esame del sangue? Niente code, ho lo smartphone

Da ormai più di duecento anni, la morfologia cellulare è uno dei più importanti, se non si vuole dire il principale in assoluto, fra gli strumenti a disposizione dei medici per effettuare le diagnosi delle malattie più diverse. Ormai è pratica fondamentale in tutti i settori della medicina, infatti, partire dall’analisi delle cellule del sangue per arrivare a determinare che tipo di malattia affligga il paziente, dalla malaria, al cancro, alle più svariate malattie croniche o infestazioni da parassiti: per ottenere tale diagnosi è infatti sufficiente che il medico riconosca la cellula corrispondente nel campione di sangue prelevato dal paziente.

A tanta diffusione, tuttavia, non è corrisposta in alcun modo un’equivalente evoluzione tecnologica: anche oggi la procedura è pressochè identica a quella formalizzata un secolo e mezzo fa. Si va dal dottore, ci si fa prelevare un consistente campione di sangue, si attende che un analista professionista possa controllare quel campione – il che significa diversi giorni di attesa – e si ricevono, alla fine, i propri esiti. Ma le cose potrebbero essere sul punto di cambiare radicalmente, e grazie ad uno strumento di cui ormai dispongono quasi tutti: lo smartphone. Come?

La notizia è recentissima: è stato sviluppato un accessorio da sovrapporre alla fotocamera del proprio smartphone che, grazie alla propria lente sferica da 1 mm, è in grado di effettuare ingrandimenti della fotografia del sangue del paziente tali da permettere ad un software installato sullo smartphone stesso, e basato sulla visione digitale, di contare e identificare tramite algoritmi appositi le cellule presenti nel flusso sanguigno – e quindi, di effettuare una diagnosi. Spiegato in forma più semplice, è un dispositivo che rende capace uno smartphone di effettuare un test per la malaria in qualsiasi luogo al mondo, per un costo prossimo allo zero, in pochi secondi, senza necessità di un operatore qualificato. Non è difficile immaginare il potenziale risultato, in termini di vite salvate, di una effettiva diffusione di questo strumento, soprattutto nelle aree svantaggiate o con minore accesso a centri diagnostici di tipo tradizionale.